C'è una tempesta di ombre nel suo animo, luci e oscurità si mescolano nella sua arte e nella sua vita, ma fin dove si può spingere il buio?
Il killer è un gigante della pittura, nato a Milano il 29 settembre 1571 e morto in circostanze misteriose a Porto Ercole, verosimilmente il 18 luglio 1610.
Il corpo non è stato mai ufficialmente ritrovato.
Giuseppe Galdi, psichiatra e psicoterapeuta di lungo corso, appassionato di arte e pittura, veste insieme a De Ficchy i panni del Detective.
La pista?
i capolavori che hanno per protagonista la lama, il sangue, l'orrore.
Una mente in conflitto, che emerge prepotente dal buio, traumatizzando la sensibilità dell'artista con il godimento del criminale.
I capezzoli turgidi di Giuditta dimostrano quanto piacere potesse trarre Caravaggio dai suoi crimini.
Genio, assassino e pittore
Aveva la capacità di tradurre immediatamente nella materia visibile, quello che avverte con altri sensi, il gusto, l'odore, e i moti del suo animo, esprime sé stesso.
Dagli inferi romani alla gloria del Vaticano e all'esilio a Malta per un brutale assassinio.
Si è sempre dibattuto sulla personalità controversa di quest'uomo, ma sono concorde con chi sostiene che Caravaggio osservava e viveva il mondo in modo diverso dagli altri.
Aveva un cuore nero saettato da lampi violenti, come i suoi capolavori.
La sua vita adulta fu costellata sia da comportamenti preoccupanti, che da una presunta paranoia da parte sua.
Gli incubi notturni e gli atti di una mente perturbata si materializzano spaventosi e premonitori sulla tela, autentica scena del crimine.
Ma in quale abisso portano?